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Campagne e periferie come discariche.

Utilizzando lo stesso cliché da “cittadino libero e pensante” adottato da Sabrina Salerno, avverto l’esigenza di dire alcune cose sull’annosa questione dei rifiuti a Barletta, con particolare riguardo agli aspetti legati alla “raccolta”. Ossia quella fase molto delicata e importante, propedeutica allo smaltimento, evidentemente ritenuta dai più, compresa la stessa Salerno e “Magi” venuti da Capannori, come già acquisita e brillantemente superata.

E’ indubbio che l’opzione “rifiuti zero” meriti di essere sostenuta con la giusta convinzione, ma è altresì necessario porre in essere tutte le azioni volte a superare talune “fisiologiche” criticità ad essa collegate. Quella “raccolta differenziata” i cui risultati, sbandierati a suon di comunicati stampa e mega manifesti, sono aridamente racchiusi nel mito del 72%.

Non si vuole demonizzare un certo tipo di comunicazione, ma è forte la sensazione che essa venga utilizzata per tenere ai margini della discussione le disastrose conseguenze che la nuova modalità di raccolta sta determinando sul piano della salute, dell’igiene pubblica e del decoro urbano ed extra-urbano. Barletta appare sempre più una “Città/discarica” soprattutto nelle sue periferie, tra inguardabili complanari e tratturi di campagna in pieno degrado. Quei tratturi un tempo più dignitosi e forse anche più belli delle strade cittadine, che oggi si presentano colmi di rifiuti di vario genere, disseminati quasi “scientificamente” per lunghissimi tratti. Un vero oltraggio al paesaggio delle nostre campagne, oltre che un offesa verso quella cultura contadina tradizionalmente attenta alla cura e alla conservazione di quei luoghi.

Una condizione non più sopportabile, seppur determinata in larga parte da cattivi comportamenti soggettivi di pseudo-cittadini, che non incontra a tutt’oggi le necessarie azioni di contrasto e di miglioramento, seppure a distanza di 10 mesi del nuovo servizio. Sembra quasi che si voglia far passare l’idea per cui tali conseguenze debbano essere assunte come un “male necessario”. Si tratta invece di un disagio, con gravi rischi per la salute delle persone, che ancora una volta penalizza particolarmente i residenti delle periferie, privati dei servizi essenziali anche a causa della persistente mancanza delle famigerate urbanizzazioni.

Un quadro d’insieme che è stato opportunamente risparmiato ai “demiurghi capannoresi” esperti di rifiuti, in visita a Barletta,  accolti nei confortevoli luoghi istituzionali per celebrare “… Barletta come Comune virtuoso nella gestione del ciclo dei rifiuti”.

Al netto di certe nobili discussioni,  si osserva tuttavia che nel merito della strategia “rifiuti zero”, come ben evidenziato da Sabrina Salerno, persiste molta indeterminatezza soprattutto da parte dello stesso Comune, ancorché azionista unico della Barsa. Come pure risulta indefinita la missione assegnata alla Società (piani strategici, azioni di sviluppo, costi dei servizi, ecc.) anche in funzione del Bilancio Comunale e dei conseguenti effetti sulla fiscalità locale. In proposito pare la Politica abbia ben poco da raccontare e da comunicare.

Invero si continua a “volare basso”. Infatti, oltre al ritornello del 72% di rifiuti differenziati, l’argomento primario nella “disputa” tra utenti e Barsa rimane (paradossalmente) l’annosa e irrisolta questione della distribuzione dei sacchetti portarifiuti. In proposito suona quasi come una dichiarazione di resa la scelta da parte della Barsa di rinunciare alla distribuzione diretta e di appaltare anche questo servizio all’esterno, con importo a base di gara di € 80.000. Modello Capannori ? No, modello Barletta: esternalizzare sempre!

Si scontano su più fronti, compresi quelli più banali, le conseguenze tipiche di certi cambiamenti improvvisati e approssimativi, non supportati da progetti di qualità. E’ noto infatti che la nuova modalità di raccolta dei rifiuti era stata adottata frettolosamente lo scorso anno, al solo scopo di scongiurare l’aggravio economico che sarebbe scaturito dall’applicazione dell’ecotassa regionale a carico delle casse comunali. Ma se questa deve essere la strada, è tempo che ci si occupi seriamente di certi “effetti indesiderati”, tuttora irrisolti nonostante gli sforzi organizzativi e l’impegno mal coordinato delle maestranze della Barsa affinché, al di là di certi proclami e di una facile “filosofia”, quello dei rifiuti non resti un “affare” per pochi, non certo per i contribuenti.

 
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